MEDIACALABRIA è un aggregatore di notizie sulla Calabria, un archivio tematico e un contenitore della memoria

martedì 2 giugno 2009


lunedì 1 giugno 2009

Traffico di candestini scoperto dai CC a Locri: 11 arresti. Coinvolti imprenditori vicino alla ndrangheta

www.nuovacosenza.com 01 giu 09 Nella Locride era attiva da tempo un'organizzazione, vicina ad ambienti della ndrangheta, che gestiva un traffico di immigrati clandestini indiani. E' quanto è emerso dall'operazione condotta dai carabinieri del Gruppo di Locri che ha portato all'arresto di 11 persone. Gli immigrati, secondo quanto è emerso dalle indagini, pagavano 15 mila euro per arrivare in Italia ed ottenere il visto per l'ingresso. Delle undici persone arrestate, otto sono calabresi e tre indiani. Questi ultimi, secondo l'accusa, contattavano i connazionali intenzionati a trasferirsi in Italia e si facevano consegnare la somma concordata. Una volta trovate le persone disposte a pagare, entravano in gioco alcuni imprenditori calabresi compiacenti, operanti nel settore agricolo ed edile di cui alcuni ritenuti vicini alle 'ndrine di San Luca e Plati', che, secondo i carabinieri, dopo aver ottenuto la loro quota di pagamento, provvedevano a manifestare la volontà di assumere i clandestini al fine di far ottenere loro il nulla osta per l'ingresso in Italia. Ottenuto il nulla osta, però, non c'era alcuna assunzione per gli immigrati che, per poter restare in Italia, in alloggi di fortuna, con utenze telefoniche intestate ad altre persone, ed assunti in nero, dovevano provvedere a pagare altre somme di denaro. Le persone coinvolte. Cinque delle 11 persone arrestate dai carabinieri del Gruppo di Locri con l'accusa di avere fatto parte di un'organizzazione che gestiva un traffico di immigrati clandestini sono stati portati in carcere. Si tratta degli indiani Sarvjeet Singh, 26 anni, Surjeet Singh (39) e Malkit Singh (28) e dei calabresi Mariangela Calabria (23), moglie di Sarvjeet Singh, e Giuseppe Giainis (51). L'accusa nei loro confronti è di avere promosso l'organizzazione criminale. Agli arresti domiciliari, invece, sono stati posti gli imprenditori e datori di lavoro Vincenzo Pedullà (43), Leonardo Bolognino (44), Francesco Nirta (25), Davide Perri (27), Domenico Zappia (35) e Antonio Andrea Scarano (60). Le accuse. I carabinieri hanno arrestato 11 persone in Calabria nell'ambito di un'operazione contro il traffico di immigrati. Gli arrestati sono di nazionalità indiana. Le persone coinvolte nell'operazione, condotta dai militari del Gruppo carabinieri di Locri, sono accusati di associazione per delinquere finalizzata all'immigrazione clandestina. Gli 11 arresti sono stati fatti in esecuzione di ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip di Locri su richiesta della Procura della Repubblica.

venerdì 29 maggio 2009

Cartello della ndrangheta con la mafia veneta gestiva la droga a Verona, arresti della Finanza

www.nuovacosenza.com 29 mag 09 La Guardia di Finanza di Verona, coordinata dalla Procura della Repubblica di Verona, ha sgominato un'organizzazione criminale contigua alla "ndrangheta'' del Crotonese, arrestando nove persone per traffico di droga e riciclaggio di denaro. Calabresi e veronesi "associati" per una "impresa criminale": il traffico di stupefacenti. L'indagine, coordinata dal pm Marco Zenatelli, è iniziata nel 2008 e ha consentito ai finanzieri di far luce su un sodalizio criminale i cui esponenti, alcuni dei quali appartenenti alla cosca dei Bonaventura, avevano costituito tra Verona, Padova e Vicenza, una fitta rete di affiliati dediti allo smercio di droga. Stupefacente che veniva importata dal Marocco da esponenti della cosca Vrenna, Bonaventura e Corigliano. Nell'operazione è stato sequestrato, oltre alle sostanze stupefacenti, più di un milione e 200 mila euro, in banconote di vario taglio. In accordo con i narcos marocchini, la |ndrangheta faceva arrivare gli stupefacenti dalla Spagna per poi distribuirla nel Nord Italia tra Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna.

Banda transnazionale operava a Gioia Tauro per importare merce taroccata. 12 arresti, sequestrate 90mila Nike false

www.nuovacosenza.com 29 mag 09 I carabinieri del Ros hanno sgominato un'associazione per delinquere con basi in Italia, Repubblica Ceca e Vietnam che, attraverso il porto di Gioia Tauro, importava in Europa enormi quantità di merce contraffatta: nel corso delle indagini, secondo quanto si è appreso, sono state sequestrate, tra l'altro, 90mila paia di false scarpe Nike del valore di oltre 10 milioni di euro. Dodici le persone arrestate, alcune delle quali in contatto con cosche della 'ndrangheta, e sequestrata una societa' di spedizioni. Le ordinanze di custodia cautelare, emesse su richiesta della procura distrettuale antimafia di Roma, sono in corso di esecuzione in Italia e nella Repubblica Ceca. L'accusa è quella di associazione per delinquere finalizzata all'introduzione in Europa di merce contraffatta. Al centro delle indagini del Ros, una banda transnazionale composta da cellule attive in vari Paesi e specializzata nell'importare prodotti di abbigliamento con marchi falsificati provenienti dall'estremo oriente: la merce, hanno accertato i carabinieri, arrivava nel porto di Gioia Tauro e poi veniva commercializzata nei Paesi dell'Unione europea. Un funzionario doganale, destinatario di una delle misure cautelari, avrebbe consentito alla banda di eludere i controlli portuali. Le indagini del Ros hanno portato al sequestro di una società di spedizioni riconducibile agli indagati, alcuni dei quali - sempre secondo l'accusa - erano in contatto con cosche della ndrangheta. Una tangente alla ndrangheta per poter importare in Europa, attraverso il porto di Gioia Tauro, una enorme quantità di merce contraffatta proveniente dall'estremo oriente: è quanto hanno scoperto i carabinieri del Ros, che stamani hanno arrestato 12 persone, 8 italiani e quattro della Repubblica Ceca, accusati di far parte di un'associazione a delinquere transnazionale - con basi in Vietnam, in Italia e nella Repubblica Ceca - specializzata nell'import di griffe contraffatte. Nel corso dell'operazione, denominata 'Rilancio', sono stati sequestrati nei mesi scorsi a Gioia Tauro nove container contenenti 90mila paia di scarpe Nike "molto abilmente contraffatte, per un valore complessivo - spiega il colonnello Mario Parente, vicecomandante del Ros - di oltre dieci milioni di euro". Ma da dove proveniva la merce? "Soprattutto dalla Cina e dal Vietnam", risponde Parente. La componente asiatica dell'organizzazione criminale reperiva gli articoli falsificati e ne curava la spedizione in Europa, ad Amburgo e a Gioia Tauro. Nel porto calabrese intervenivano i componenti italiani della banda, alcuni dei quali risultati in contatto con la 'ndrangheta: una societa' di import-export, che é stata sequestrata, prendeva in consegna la merce e grazie alla complicità di un funzionario delle dogane (arrestato) la inviava in un magazzino alle porte di Roma, dove veniva stoccata. Nella Repubblica Ceca, infine, venivano falsificati i documenti di accompagnamento, grazie ad aziende di comodo costituite proprio a questo scopo. Gli articoli di abbigliamento falsificati raggiungevano quindi i mercati di diversi paesi europei, in particolare Polonia, Ungheria, Austria e Germania. Le indagini sono partite da Gioia Tauro "e da lì è stata ricostruita tutta la filiera", spiega il vicecomandante del Ros, secondo il quale l'indagine ha confermato la centralità del porto calabrese nelle rotte dei traffici illeciti provenienti dall'area asiatica e, in particolare, dalla Cina. "Traffici - spiega il colonnello Parente - che non potrebbero essere possibili senza l'avallo delle cosche locali. Gli indagati pagavano una vera e propria tangente alla ndrangheta per poter svolgere la loro attivita'". Gli arresti sono stati eseguiti in Italia e nella Repubblica Ceca, "grazie alla collaborazione tra i due Paesi", osserva il coordinatore della Dda di Roma, Giancarlo Capaldo, secondo il quale il business delle merci contraffatte si sta rivelando sempre di più "un nuovo canale di finanziamento" delle organizzazioni mafiose..

venerdì 8 maggio 2009

Ndrangheta, arriva l'archiviazione per De Gregorio

www. ilquotidianoweb.it 08/05/2009 Il gip di Reggio Calabria, Annamaria Arena, ha emesso il decreto di archiviazione relativo alla vicenda del senatore Sergio De Gregorio, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Lo ha reso noto lo stesso De Gregorio. «Il provvedimento – ha spiegato De Gregorio in una nota – è stato depositato il 20 aprile scorso, a seguito della richiesta di archiviazione firmata il 22 dicembre 2008 dal procuratore Giuseppe Pignatone. La stampa nazionale si è ben guardata dal darne notizia, dopo aver cavalcato con esorbitante risalto la circostanza dell’apertura delle indagini».  «La bomba mediatica esplose a pochi giorni dal voto per le elezioni politiche del 2008 – ha proseguito – e rischiò di condizionare il risultato delle urne in due regioni strategiche, Calabria e Campania, dove ero candidato nelle liste del Pdl. Devo al presidente Silvio Berlusconi riconoscenza per la solidarietà espressa al mio indirizzo in un momento in cui perfino alcuni colleghi parlamentari mi toglievano il saluto. Oggi è certo che quelle accuse terribili erano assolutamente inesistenti, costituite ad arte nell’ambito di un perverso progetto politico-giudiziario».

venerdì 1 maggio 2009

Truffa alla 488 58 imprenditori rinviati a giudizio a Vibo

www.nuovacosenza.com 01 mag 09 Il Gup di Vibo Valentia ha rinviato a giudizio 58 imprenditori con l'accusa, a vario titolo, di truffa aggravata per l'ottenimento di erogazioni pubbliche, malversazione ai danni dello Stato e reati fiscali. La decisione è stata sera nota nella tarda serata di ieri. L'inchiesta che verteva sui finanziamenti della legge 488, avviata nel 2005 dal nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Catanzaro, aveva portato, nell'arco degli ultimi anni, all'esecuzione di diversi provvedimenti cautelari e al sequestro di sei aziende. L'ammontare complessivo dei fondi interessati è pari a 18 milioni di euro.

giovedì 30 aprile 2009

Inchiesta Why Not, la procura di Catanzaro chiede il rinvio a giudizio per 98. Tra loro tutto il gotha politico regionale

www.nuovacosenza.com 30 apr 09 L'inchiesta Why not, avviata dal pm Luigi De Magistris al quale fu poi avocata e per mesi al centro di aspre polemiche, sta per entrare nella sua fase decisiva. La Procura generale di Catanzaro, concludendo, di fatto, il proprio lavoro, ha chiesto il rinvio a giudizio di 98 indagati sui 106 che nei mesi scorsi avevano ricevuto l'avviso di conclusione delle indagini preliminari. Si tratta, da quanto si è appreso, di un atto articolato che prevede non solo richieste di rinvio a giudizio, ma anche sette stralci (un altro imputato è deceduto) con trasmissione degli atti alla Procura di Milano, ed alcune archiviazioni parziali. Ciò vuol dire che per alcuni imputati il rinvio a giudizio viene chiesto non per tutti i reati ipotizzati nell'avviso di conclusione indagini ma solo per alcuni. Tra loro figurano il presidente della Regione Calabria Agazio Loiero ed il suo predecessore Giuseppe Chiaravalloti per i quali è stata chiesta l'archiviazione per il reato di associazione per delinquere. Tutte le richieste dovranno passare al vaglio del gup che, intanto, dovrà fissare l'udienza preliminare nel corso della quale gli imputati ed i loro difensori avranno la possibilità di difendersi dalle accuse chiedendo il proscioglimento. Al gup è già pendente una richiesta avanzata dalla Procura generale: è quella che riguarda l'archiviazione della posizione dell'ex presidente del Consiglio Romano Prodi (iscritto nel registro degli indagati nell'estate di due anni fa) e di altre otto persone tra le quali l'on. Sandro Gozi, Piero Scarpellini e Luigi Bisignani. Per i magistrati catanzaresi, l'ex premier non era coinvolto in "manovre affaristiche" e non aveva fatto parte di quel gruppo che, l'accusa originaria avviata da Luigi De Magistris - oggi candidato alle Europee da Italia dei Valori - indicava come "comitato di San Marino". La decisione del gup sull'archiviazione di Prodi non è stata ancora presa. Al giudice, nel febbraio scorso, sono stati trasmessi tutti gli atti dell'inchiesta, pari a 87 faldoni. Altrettanto accadrà adesso con la richiesta conclusiva di Why not, ma in questo caso i faldoni da trasferire al gup saranno più di cento. Da Why not, nel frattempo, è uscito l'ex ministro della Giustizia Clemente Mastella, la cui posizione fu archiviata nell'aprile dello scorso anno. I reati che vengono ipotizzati, a vario titolo, ai 98 imputati vanno dall'associazione per delinquere all'abuso d'ufficio e alla turbata libertà degli incanti; dalla truffa alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche; dalla frode nelle pubbliche forniture al peculato; dalla corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio all'istigazione alla corruzione; dall'estorsione alla falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici. Tra gli indagati figurano assessori e consiglieri regionali in carica ed ex, funzionari regionali e imprenditori, tra i quali Antonio Saladino, ex presidente della Compagnia delle Opere della Calabria, e la superteste Caterina Merante, che con le sue dichiarazioni aveva dato il via all'inchiesta aperta da De Magistris.

Richieste di rinvio per Loiero e Chiaravalloti. La Procura generale di Catanzaro ha chiesto il rinvio a giudizio di 98 persone sulle 106 che nei mesi scorsi avevano ricevuto l'avviso di conclusione dell'inchiesta Why not. Per altre sette è stato deciso lo stralcio con l'invio degli atti alla procura di Milano, mentre un indagato è morto. La Procura ha anche chiesto l'archiviazione per alcuni reati di imputati per i quali è stato comunque chiesto il rinvio a giudizio per altri illeciti. E' il caso del presidente della Regione Agazio Loiero e del suo predecessore, Giuseppe Chiaravalloti, per i quali è stata chiesta l'archiviazione per l'associazione a delinquere, ma il rinvio a giudizio per gli altri reati ipotizzati nell'avviso di conclusione delle indagini. Tra gli indagati figurano assessori e consiglieri regionali in carica ed ex, funzionari regionali e imprenditori, tra i quali Antonio Saladino, ex presidente della Compagnia delle Opere della Calabria, e la superteste Caterina Merante, che con le sue dichiarazioni aveva dato il via all'inchiesta aperta dall'allora pm Luigi De Magistris. I reati ipotizzati, a vario titolo, vanno dall'associazione per delinquere all'abuso d'ufficio e alla turbata libertà degli incanti; dalla truffa alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche; dalla frode nelle pubbliche forniture al peculato; dalla corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio all'istigazione alla corruzione; dall'estorsione alla falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici.

Tutto il gotha politico regionale tra agli indagati. Tra gli indagati figurano gli assessori regionali Luigi Incarnato dello Sdi e Mario Pirillo del Pd; il capogruppo del Pd alla Regione ed ex vice presidente della Giunta, Nicola Adamo; il consigliere regionale ed imprenditore Sergio Abramo, candidato del centrodestra alle presidenza della Regione nelle elezioni del 2005; il consigliere regionale di Fi Giuseppe Gentile; l'ex assessore alla sanità Giovanni Luzzo, dell'Udc; il consigliere regionale di An Franco Morelli; l'ex parlamentare dell'Udeur Ennio Morrone; il consigliere regionale di Fi Antonio Pizzini; il consigliere regionale di An, Antonio Sarra; l'ex consigliere regionale dell'Udc Dioniso Gallo; l'ex assessore regionale all'ambiente dei Verdi Diego Tommasi, e l'ex assessore regionale dell'Udeur Pasquale Maria Tripodi; l'ex consigliere regionale Domenico Basile, di An, attuale parlamentare europeo.

mercoledì 29 aprile 2009

Annullato dalla Cassazione l’arresto dell’ex sindaco di Rosarno

www.nuovacosenza.com 29 apr 09 La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio l'ordinanza con cui il Tribunale della libertà di Reggio Calabria aveva confermato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip nei confronti dell'ex sindaco di Rosarno, Carlo Martelli, di 68 anni. Martelli era stato arrestato nell'ottobre scorso con l'accusa di concorso esterno in associazione per delinquere di tipo mafioso e tentato abuso d'ufficio nell'ambito di un'inchiesta condotta dalla Dda di Reggio Calabria. Per la stessa indagine erano stati arrestati anche il sindaco ed il vicesindaco di Gioia Tauro, Giorgio Dal Torrione e Rosario Schiavone, altri amministratori pubblici ed alcune persone presunte appartenenti alle cosche Piromalli-Molé. Successivamente i consigli comunali di Rosarno e Gioia Tauro erano stati sciolti per infiltrazione mafiosa. La vicenda traeva origine da un parere favorevole reso, fra gli altri, anche dal sindaco Martelli rispetto alla richiesta di riabilitazione avanzata al Tribunale di Sorveglianza di Reggio Calabria da Gioacchino Piromalli, condannato in via definitiva per associazione mafiosa. Martelli, secondo quanto riferiscono i suoi difensori, gli avvocati Nunzio Raimondi e Titta madia, "si è proclamato da subito innocente e, nonostante l'interrogatorio di garanzia, le plurime istanze di revoca della misura, il riesame proposto dalla difesa, tanto il Gip quanto il Tribunale della Libertà ne hanno confermato la custodia in carcere per oltre cinque mesi, trascorsa, per il Martelli, nella casa di reclusione Pagliarelli di Palermo. Il 13 marzo scorso, su istanza dei suoi legali, il prof. avv. Nunzio Raimondi e l'avv. Titta Madia, Martelli venne rimesso in libertà per sopravvenuta mancanza del quadro cautelare. I suoi difensori, nonostante la rimessione in libertà, hanno coltivato il ricorso per Cassazione proposto quando l'indagato era ancora in carcere, sostenendo, in quella sede, la totale mancanza del quadro indiziario e la totale infondatezza dell'impianto accusatorio a carico. Ora la decisione della Corte che accoglie il ricorso annullando senza rinvio il provvedimento impugnato per mancanza totale dei gravi indizi di colpevolezza ed apre la strada ad una riparazione per ingiusta detenzione per l'indagato Martelli". "Abbiamo sempre creduto - afferma Raimondi - nell'innocenza del dott. Martelli e nella totale erroneità ed infondatezza dell'ipotesi accusatoria. Ora arriva il suggello della Corte Suprema alle nostre tesi e si consacra l'innocenza di questo gentilizio, autentico galantuomo ed amministratore correttissimo. La lunga detenzione subita da un cittadino innocente e le inascoltate perorazioni difensive da parte dei giudici territoriali hanno destato in noi molta amarezza e tuttavia, in ragione del pronunziamento dei supremi giudici, esse suscitano oggi l'esigenza, anche interiore, di continuare nella battaglia giudiziaria diretta alla affermazione della totale estraneità dei nostro assistito all'intera vicenda"

Il magistrato antimafia Boemi presenta la Stazione Unica Appaltante

www.nuovacosenza.com 29 apr 09 "Si è parlato di scommessa, di avventura ma la Stazione unica degli appalti è un'ottima iniziativa in cui credo fermamente". Lo ha detto Salvatore Boemi, ex magistrato antimafia, commissario della Sua calabrese, presentando a Catanzaro il regolamento e le linee guida dell'autorità regionale per i procedimenti e la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture della Regione. All'incontro con i responsabili dei dipartimenti e degli enti regionali hanno partecipato il presidente della Regione Agazio Loiero, il presidente del Consiglio regionale Giuseppe Bova e il presidente del Comitato di sorveglianza della Sua, Ivan Cicconi, che ha materialmente redatto i due strumenti approvati dall'esecutivo calabrese la scorsa settimana. "Sono orgoglioso - ha aggiunto Boemi - che la legge istitutiva della Sua sia della nostra Regione. Sono convinto, da calabrese, che abbiamo bisogno di collaborazioni, confronto e dialogo ma ce la possiamo fare da soli. La stazione unica è qualcosa che riguarda tutti e partirà concretamente nel momento in cui avrà una dotazione di personale sufficiente, almeno 50 elementi anche se la dotazione organica a regime ne prevede 100". Boemi, sulla questione della dotazione organica, ha rivolto un appello ai responsabili dei dipartimenti regionali affinché concedano i nulla osta necessari al trasferimento di personale in attesa dei concorsi che hanno bisogno di tempo. "Fare partire la Sua - ha aggiunto - è interesse di tutti perché tutti e non solo io ci mettiamo la faccia. Non ho i milioni di Moratti e Berlusconi ma saranno necessari degli incentivi a chi vorrà affiancarci". L'ex magistrato si è tolto anche qualche sassolino dalla scarpa. "Il Csm - ha sostenuto - ha impiegato 115 giorni a rispondere con sette righe alla mia richiesta di aspettativa per dire che un magistrato era inadatto e inopportuno per la guida della struttura, quando in altre realtà ci sono ex colleghi che fanno gli assessori. Per questo ho lasciato la magistratura e ho detto a Loiero che ero disponibile. Non parlerò di sogno ma di progetto che mi sono dato e che cercherò di portare a compimento: in questi 40 giorni abbiamo redatto e fatto approvare il regolamento e le linee guida; la mia intenzione è quella di fare partire operativamente la sua in 110 giorni solo qualcuno in meno del tempo servito al Csm per darmi una risposta". "Vivo questo - ha detto il presidente Loiero - come un giorno di festa che ci consentirà un affrancamento da tante cose negative. Se è potuto capitare che un'inchiesta abbia appurato che per una scatola di cerotti del valore di 20 euro si sia pagato oltre tremila euro, abbiamo la dimensione del dramma che si vive. Sappiamo che in molti settori ci sono paure e insidie ma abbiamo voluto lanciare questa sfida come Giunta e come Consiglio regionale per fare vedere che la Calabria trattata male dai media vuole scrollarsi di dosso tutto questo e neutralizzare ciò che non va". "La scelta che abbiamo fatto con Boemi e Cicconi è di qualita - ha detto ancora Loiero - non abbiamo la bacchetta magica ma siamo convinti che, con il tempo, emergerà chiaramente che qualcosa di profondo è cambiato". "Anche in questo momento di difficoltà - ha sostenuto Bova - in Calabria si stanno facendo cose importanti. La Sua è un fatto di straordinario rilievo e unico in Italia. Una struttura che non costerà un euro alle casse regionali e che si autofinanzierà. Un grande fatto e una risposta non mediatica o virtuale a chi dice che in questa regione si tace quando invece si è impegnati a dare risposte". Cicconi ha illustrato le caratteristiche delle linee guida e del regolamento. "Entro giugno contiamo di avere comunicazione di bandi e di attuare esperienze concrete con alcune delle stazioni appaltanti". La stazione unica avrà come organi principali il direttore generale e il comitato di sorveglianza. Le diramazioni operative sono la sezione amministrativa, quella tecnica e l'Osservatorio che sarà articolazione dell'Osservatorio nazionale dei contratti pubblici.

Rifiuti radioattivi della Jolly Rosso, la procura di Paola apre un inchiesta

www.nuovacosenza.com 29 apr 09 Sarebbero decine e decine i morti nella zona del Tirreno cosentino provocati dalla presenza di rifiuti radioattivi provenienti dall'affondamento del mercantile Jolly Rosso, avvenuto nel 1990 al largo di Amantea (Cosenza). Sulla vicenda sta svolgendo un'inchiesta la Procura della Repubblica di Paola. L'indagine ha portato all'individuazione dell'area in cui sono stati depositati illecitamente i rifiuti radioattivi. Il sito si trova nell'alveo di un torrente nel comune di Serra d'Aiello. Le persone che sono decedute erano affette da neoplasie che sarebbero state provocate, secondo quanto è emerso dagli accertamenti, dalla radioattività dei rifiuti. L'inchiesta della Procura viene svolta col supporto di rilevazioni scientifiche affidate ad esperti chimici ed altro personale specializzato che hanno presentato una serie di perizie che sono al vaglio dei magistrati. Scopo dell'inchiesta è di accertare le responsabilità legate all'occultamento dei rifiuti e di procedere, al contempo, alla bonifica del territorio contaminato dal materiale radioattivo. Le risultanze sono state comunicate alle autorità sanitarie locali e regionali per i provvedimenti di competenza

martedì 28 aprile 2009

De Magistris prosciolto da 'toghe lucane'

www.nuovacosenza.com 28 apr 09 Luigi de Magistris è stato prosciolto nell'ambito dell'inchiesta toghe lucane. E' quanto rende noto l'ufficio stampa di Italia dei Valori partito per il quale l'ex pm sarà candidato alle prossime elezioni europee. "Con il provvedimento emesso dal gip di Salerno - sottolinea la nota - è stata provata l'assoluta correttezza e gli ostacoli posti alle inchieste dell'ex pm Luigi de Magistris. Il gip di Salerno Maria Teresa Belmonte ha accolto le richieste di archiviazione presentate dalla procura di Salerno in riferimento alle accuse che erano state mosse a Luigi de Magistris, all' epoca sostituto procuratore di Catanzaro, nell'ambito del procedimento 'Toghe lucane'. Le indagini hanno anche dimostrato le gravi interferenze subite dal pm nel condurre le sue inchieste". La decisione del gup Maria Teresa Belmonte, che ha accolto la richiesta di archiviazione presentata dalla procura di Salerno in riferimento alle accuse che erano state mosse a Luigi de Magistris, fa seguito alla decisione della Cassazione del 2 aprile scorso. La Suprema Corte aveva dichiarato inammissibile un ricorso con il quale l'ex coordinatrice della Dda di Potenza, Felicia Genovese, finita nell'inchiesta 'toghe lucane' dell'ex pm De Magistris aveva chiesto il trasferimento da Salerno ad altra sede del procedimento avviato, su denuncia della stessa Genovese: de Magistris ed altre 12 persone erano state indagate per vari reati, tra cui abuso d'ufficio e rivelazione di segreti d'ufficio. La Procura di Salerno aveva già chiesto l'archiviazione del procedimento. I legali della Genovese, dal canto loro, avevano sollevato il legittimo sospetto in merito alla presunta non imparzialità dei magistrati di Salerno che sarebbero stati dalla parte di De Magistris nella battaglia con la Procura di Catanzaro

sabato 25 aprile 2009

Poca collaborazione tra polizie, la Germania rinuncia all’estradizione di Strangio. Replica la DDA "Non è vero"

www.nuovacosenza.com 25 apr 09 La procura di Duisburg ha rinunciato la settimana scorsa a chiedere alle autorita' olandesi l'estradizione in Germania di Giovanni Strangio, sospettato di essere stato l'organizzatore e uno degli esecutori della strage del Ferragosto 2007 nella cittadina a Ovest della Germania. Lo scrive il settimanale tedesco Der Spiegel in un articolo che verrà pubblicato nell'edizione in edicola lunedì. Come è noto, l'udienza per l'estradizione di Strangio - arrestato il 12 marzo scorso ad Amsterdam - si terrà il 29 aprile nella capitale olandese. Secondo lo Spiegel, le autorità tedesche hanno rinunciato a chiedere l'estradizione a causa della scarsa collaborazione alle indagini da parte delle autorità italiane e olandesi. Il giornale scrive infatti che l'Italia e l'Olanda hanno ignorato "numerose" richieste da parte della Germania per avere un campione di saliva del sospetto. Un inquirente tedesco ha definito la situazione "il punto più basso nella lotta alla criminalità organizzata in Europa". Replica la DDA Reggio “Nessuna protesa dei tedeschi”. "Non risponde al vero che l'autorità giudiziaria tedesca abbia protestato per una presunta mancata collaborazione da parte di quella italiana nelle indagini sulla strage di Duisburg". Lo afferma la Dda di Reggio calabria in merito a quanto scrive il settimanale tedesco Dier Spiegel. "Nell'incontro che c'é stato l'altro ieri a Reggio Calabria con i magistrati olandesi e tedeschi - sostiene ancora la Dda reggina - si è registrata una piena identità di vedute ed una completa collaborazione sia in merito alle problematiche legate all'estradizione di Giovanni Strangio, accusato di essere il responsabile della strage, sia per quel che concerne le indagini per identificare altri responsabili. Riguardo l'estradizione, peraltro, ogni decisione compete all'autorità giudiziaria olandese che deciderà nell'udienza già fissata per il 29 aprile". Secondo la Dda reggina, inoltre, "i magistrati tedeschi hanno espresso piena soddisfazione per il lavoro svolto ed i risultati raggiunti nelle indagini sulla strage del Ferragosto 2007".

venerdì 24 aprile 2009

MINALE, IN LOMBARDIA COSCHE DI TIPO ARCAICO

23-APR-09 14:01 (ANSA) - MILANO, 23 APR - L'indagine prima delle Procure di Varese e Busto Arsizio, poi della direzione distrettuale antimafia di Milano che, con i 39 arresti effettuati oggi in tutta Italia, ha sgominato una cosca della ndrangheta attiva nel varesotto e nel milanese, ha fatto emergere una struttura criminale che ha mutuato organizzazioni e strutture analoghe alle piu' tradizionali ndrine calabresi. Lo ha confermato il capo della Procura di Milano Manlio Minale illustrando i dettagli dell' operazione. "Le indagini - ha detto Minale - restituiscono un gruppo che è una diretta affiliazione della ndrina di Ciro' Marina della famiglia Farao con una struttura che conserva il Dna della ndrangheta nelle sue forme piu' arcaiche". La cosca, capace di penetrare nel tessuto economico e produttivo della provincia di Varese e di Milano, era dedita in particolar modo alle estorsioni contro locali pubblici, bar e ristoranti, ma era riuscita, in alcuni casi, a incunearsi nelle attività edilizie e delle intermediazioni immobiliari. Accanto al racket, esercitato con brutali metodi intimidatori, l'organizzazione criminale era specializzata anche nell'usura, nelle rapine e persino nello sfruttamento della prostituzione. In un caso la cosca ha perfino tentato di uccidere, a scopo intimidatorio, un familiare di una agenzia immobiliare che aveva tentato di denunciare le estorsioni. Il capo della Procura di Milano ha parlato di "un ritorno al passato", visto che la struttura di questa organizzazione differisce rispetto ad altre organizzazioni della ndrangheta recentemente scoperte in Lombardia e ripropone, nella sua organizzazione piramidale, basata sulla bacinella e il contabile, e sulle modalita' di azione, la tipica associazione mafiosa di stampo calabrese. Lo stesso procuratore capo di Milano, Manlio Minale, ha rievocato, a proposito di questa cosca, il clan Mazzaferro, sgominato negli anni '90 con l'operazione 'La notte dei fiori di San Vito'.

giovedì 23 aprile 2009

NDRANGHETA: DUISBURG, A REGGIO INQUIRENTI TEDESCHI E OLANDESI

(ANSA) - REGGIO CALABRIA, 23 APR - Un gruppo di magistrati ed investigatori tedeschi e olandesi e' oggi a Reggio Calabria dove nel pomeriggio parteciperà ad una riunione con gli inquirenti ed i funzionari di polizia reggini che indagano sulla strage di Duiburg. La riunione, cui parteciperàil procuratore della Repubblica di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone insieme all'aggiunto Nicola Gratteri ed al questore Carmelo Casabona - presenti anche funzionari dell'Interpol, dello Sco e della Squadra mobile reggina - avrà lo scopo di fare il punto sulla procedura di estradizione di Giovanni Strangio, arrestato il 13 marzo scorso ad Amsterdam e nei confronti del quale la Dda di Reggio Calabria ha emesso nei giorni scorsi l'avviso di conclusione indagini con l'accusa di essere il responsabile della strage. Alla riunione a Reggio sarà presente anche un funzionario del Ministero della Giustizia. La questione da risolvere, in particolare, è se Strangio debba essere estradato in Germania o in Italia per la celebrazione del processo sulla strage, accaduta il giorno di Ferragosto del 2007 ed in cui furono uccisi sei presunti affiliati alla cosca Vottari-Pelle, contrapposta, nella faida di San Luca, a quella dei Nirta-Strangio. (ANSA).

(ANSA) - REGGIO CALABRIA, 23 APR - La notizia dell'emissione dell'avviso di conclusione indagini a carico di Giovanni Strangio per la strage di Duisburg è pubblicata dal Quotidiano della Calabria. Secondo quanto scrive il giornale, l'indagine è chiusa per quanto riguarda la presunte responsabilità di Strangio, ma prosegue per accertare il ruolo avuto nella strage da almeno un'altra persona non ancora identificata. Secondo l'accusa, Strangio avrebbe organizzato la strage ed avrebbe partecipato materialmente alla sua esecuzione. Nella strage di Duisburg, accaduta davanti ad un ristorante, furono assassinati Sebastiano Strangio, di 39 anni, titolare del ristorante davanti al quale fu messa in atto l'azione omicida; i fratelli Francesco e Mario Pergola, di 20 e 22 anni, che lavoravano nel locale; Marco Marmo, di 25; Tommaso Venturi, di 18, e Francesco Giorgi, di 17. La strage sarebbe stata organizzata per vendicare l'agguato accaduto a San Luca, il giorno di Natale del 2006, in cui fu
uccisa Maria Strangio ed il cui vero obiettivo sarebbe stato il marito della donna, Giovanni Luca Nirta, considerato uno dei capi dell'omonima cosca. Ad uccidere Maria Strangio sarebbe stato, secondo gli investigatori, Marco Marmo, una delle vittime della strage.

Italy: mafia suspects arrested in national raids

Milan, 23 April 2009 (AKI) - Italian police arrested 39 people accused of mafia association, attempted murder, explosives trafficking, money laundering and other crimes in nationwide raids early Thursday. In a major operation, paramilitary Carabinieri police raided several locations in northern, central and southern Italy. The police were backed by sniffer dogs, helicopters and the army. The operation targeted the Farao-Marincola crime family linked to the Calabrian mafia or Ndrangheta. The family is believed to be operating in the province of Varese in the northern Lombardy region, including the capital Milan and several other towns. The police raids took place in Milan and Lodi in Lombardy, in Novara in the Piedmonte region, Forli-Cesena in the Emiglia-Romagna region, and the southern cities of Caserta in Campania and Potenza in Basilicata. Investigators claim the Farao-Marincola family systematically used violence and intimidation to directly or indirectly seize control of retail, building and real estate businesses. Italian authorities consider the Ndrangheta the country's most dangerous crime syndicate.  It reportedly earns tens of billions of euros each year, largely from narcotics smuggled from Latin America, but also from extortion and other trafficking activities. It is reported to have extended its power base through the European drug trafficking market and also has strong links in Canada, Australia and other parts of the world.

Strage di Duisburg, summit a Reggio tra le polizie italiana, tedesca e olandese. Il 29 si decide l’estradizione di Strangio

www.nuovacosenza.com 23 apr 09 "Una stretta collaborazione che porterà a risultati positivi". Così il procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, ha sintetizzato i risultati dell'incontro di oggi con inquirenti ed investigatori tedeschi ed olandesi per fare il punto delle indagini sulla strage di Duisburg. Una riunione che è servita per verificare lo stato della procedura di estradizione di Giovanni Strangio, arrestato il 13 marzo scorso ad Amsterdam dove si trovava insieme alla moglie, Caterina Strangio. Proprio nel corso dell'incontro si è appreso che il 29 aprile nella capitale olandese si terrà l'udienza per l'estradizione di Strangio. Il nodo da sciogliere, in particolare, è se Strangio debba essere estradato in Italia o in Germania. Anche l'autorità giudiziaria tedesca, infatti, come quella italiana, ha chiesto di potere processare Strangio per la strage del Ferragosto 2007. "Da parte nostra - ha detto il procuratore Pignatone, che ha partecipato alla riunione insieme al procuratore aggiunto, Nicola Gratteri - abbiamo rinnovato i più vivi ringraziamenti e le felicitazioni per la cattura di Strangio. Abbiamo discusso di tutti i problemi riguardanti le indagini in corso e le procedure giudiziarie, tracciando le linee guida per collaborazioni future. Abbiamo lavorato per superare ostacoli burocratici per rendere efficace e più veloce il nostro lavoro". Il questore, Carmelo Casabona, ha sottolineato positivamente "il clima di intesa e di piena collaborazione, con i colleghi di Olanda e Germania, pur nel rispetto dei diversi ordinamenti. E' un risultato fortemente positivo che ci consentirà di procede speditamente sul piano delle indagini". Nei confronti di Strangio, intanto, la Dda di Reggio Calabria ha emesso l'avviso di conclusione indagini indicandolo come l'unico responsabile della strage. L'inchiesta è chiusa, comunque, soltanto per quanto riguarda le presunte responsabilità di Strangio, ma prosegue per accertare il ruolo avuto nella strage da almeno un'altra persona non ancora identificata. Giovanni Strangio, oggi, in un'intervista al Tg2, è stato difeso dalla moglie. "Mio marito - ha detto Caterina Strangio - non è il mostro di cui tutti parlano. Anzi, è un ragazzo ed un padre d'oro. Una persona così non può aver fatto una cosa così orrenda. La polizia cerca un colpevole perché gli fa comodo e incolpa mio marito solo per il cognome che porta".
Il 29 udienza in Olanda per estradizione Strangio. Si terra' il 29 aprile ad Amsterdam l'udienza per l'estradizione di Giovanni Strangio, accusato di essere stato l'organizzatore e uno degli esecutori della strage di Duisburg del Ferragosto 2007. Lo ha reso noto il Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, parlando con i giornalisti a conclusione della riunione che i magistrati della Dda ed i poliziotti reggini hanno avuto con gli investigatori olandesi e tedeschi. Nel corso della riunione è stato fatto il punto sulle indagini sulla strage, rinsaldando la collaborazione, in particolare, tra magistrati italiani e tedeschi. "Abbiamo discusso - ha detto Pignatone - di tutti i problemi riguardanti le indagini in corso e le procedure giudiziarie, tracciando le linee guida per collaborazioni future. Un percorso che porterà a risultati positivi. Abbiamo lavorato per superare gli ostacoli burocratici e rendere efficace e più veloce il nostro lavoro" Moglie di Strangio “Mio marito non è un mostro”. "Giovanni non è il mostro di cui tutti parlano. E' un ragazzo d'oro, un padre d'oro. Non ha mai fatto male a nessuno, anzi ha sempre aiutato chi ne aveva bisogno. Una persona così non può aver fatto una cosa così orrenda". Caterina Strangio, che ha lo stesso cognome del marito, parla così del presunto stratega e killer della strage di Duisburg, in un'intervista esclusiva rilasciata al Tg2, in onda nelle edizioni di oggi delle 18.30 e delle 20.30. "La polizia - dice la moglie di Giovanni Strangio a Riccardo Giacoia della Rai - cerca un colpevole perché gli fa comodo e incolpa mio marito solo per il cognome che porta". Caterina Strangio, nell'intervista, ricorda il momento della cattura, dopo un anno e mezzo di fuga, avvenuta ad Amsterdam il 13 marzo scorso. "Ero con lui - afferma - e con nostro figlio di due anni. E' stato un incubo. Mio figlio era terrorizzato e piangeva stringendomi forte". Caterina Strangio parla anche della sua vita insieme al latitante che aveva raggiunto, dalla Calabria, da circa sei mesi. "Passavamo molto tempo - dice - chiusi in casa, a parlare, a giocare col bambino. Lui mi tranquillizzava spesso, ma io avevo molta paura e sapevo che un giorno qualcuno sarebbe arrivato per arrestarlo. Mi aspetto un processo giusto perché mio marito con quella strage non c'entra nulla e contro di lui non ci sono prove. Ho fiducia nell'operato dei giudici. Perché Giovanni è innocente e loro se ne accorgeranno" .

mercoledì 22 aprile 2009

AD ESSERE IN RITARDO NEI PAGAMENTI SONO SOPRATTUTTO LE ASL: Lo Stato paga dopo 138 giorni. È il tempo per saldare le fatture. Confindustria: 60 miliardi alle imprese. Il Tesoro: sono 30

corriere della sera Sergio Rizzo 22 aprile 2009 «La presidenza del Consiglio dei ministri è estranea a ogni rapporto scaturente dalla presente ordinanza». Firmato: la presidenza del Consiglio dei ministri. Questo passaggio del provvedimento governativo con cui è stato nominato il nuovo commissario per l'emergenza rifiuti in Calabria basta da solo a spiegare che cosa sta succedendo alla Tec, una società che brucia nell'inceneritore di Gioia Tauro la spazzatura calabrese per conto del commissariato. Un paio d'anni fa il gruppo francese Veolia ha comprato dall'ex amministratore delegato della Cogefar Impresit Enso Papi, uno dei pri mi a finire nel ciclone di Mani Pulite, il 75% della Termomeccanica, ritrovandosi così pro prietario anche dell'azienda calabrese. Flori da sulla carta, inguaiata nella sostanza, visto che nessuno paga. Non paga lo Stato, ma nep pure la Regione. I crediti della Tec superano ormai 90 milioni di euro. Una parte di essi, quella dei contributi regionali sulle tariffe, aspetta di essere saldata addirittura dal 2004. Con un paradosso: che gli interessi di mora adesso si sono mangiati anche la piccola fetta che era stata pagata. E il debito è tornato prati camente al livello iniziale. I responsabili dell'azienda hanno chiesto spiegazioni a Palazzo Chigi. Sentendosi ri­spondere dal sottosegretario Guido Bertolaso che non devono battere cassa da Silvio Berlusconi ma dal presidente della Regione Cala bria Agazio Loiero. Da allora è cominciato un imbarazzante ping pong. Il governo avrebbe chiesto anche un parere al Consiglio di Stato su certe pendenze, con i francesi sempre più allibiti, al punto da non escludere, in assenza di risposte certe, di lasciare la Calabria. Gli si può dar torto? In Francia l'ammini strazione di Nicolas Sarkozy ha appena fatto una legge che impone alle imprese (tutte, pubbliche e private), di pagare tassativamen te entro 30 giorni. La Gran Bretagna ha addi rittura ridotto il termine massimo per i paga menti della pubblica amministrazione ai suoi fornitori da 30 a 8 (otto) giorni. E da noi, dove non hanno certamente tutti le spalle lar ghe come quelle di Veolia? Secondo un'indagine della Confartigianato che risale a due anni fa le pubbliche ammini strazioni italiane pagano mediamente in 138 giorni, contro una media europea di 68 giorni. Peggio, soltanto il Portogallo. Vero è che in Italia nessuno paga sull'unghia. Anche le grandi imprese come la Fiat sono abituate a prendersela piuttosto comoda con i loro fornitori. Tanto più con la crisi. Ma c'è un limite a tutto. Sapete in quanto tempo mediamente (e si deve sottolineare il «mediamente») le aziende sanitarie locali molisane, secondo l'Assobiomedica, onoravano i propri impegni nel gennaio 2008? In 921 giorni. Proprio così: due anni, sei mesi e undici giorni. A febbraio 2009 si era scesi a 633 giorni. In linea con Calabria e Campania, le ultime della classe. Ma il bello è che non ci sono progressi reali. A febbraio del 2009 il ritardo medio dei pagamenti delle Asl risultava, sempre secondo l’Assobiomedica, di 288 giorni. Esattamente come nel dicembre del 1990. Perché? «Per due motivi. In primo luogo le pub bliche amministrazioni italiane non credono nel sistema, sono sempre state convinte che meno soldi danno più risparmiano. In secondo luogo la loro affidabilità viene valutata dal le agenzie di rating sulla cassa: meno spendono, più sono considerate affidabili, indipen­dentemente dal debito», dice il presidente dell’Assobiomedica Angelo Fracassi. Ma forse nel 1990 i volumi erano diversi. Nessuno è in grado di dire quanti debiti ab biano accumulato le pubbliche amministrazioni con le imprese, prevalentemente nei set tori della sanità e dei servizi. E già questo è un fatto decisamente curioso. Ma lo è ancora di più che si litighi su dati che nessuno ha. Confindustria stima che l’esposizione totale sia pari a metà di quei 120 miliardi di euro che ogni anno Stato ed enti locali spendono per acquistare beni e servizi. Stima che il Tesoro contesta, preferendo parlare di una trentina di miliardi, forse meno. In ogni caso la cifra vale da un minimo di due fino a quattro punti di Prodotto interno lordo. Ma come si è potuti arrivare a questo punto? La colpa non è soltanto di una burocrazia ottusa che partorisce norme apparentemente strampalate come quella dell’ordinanza per i rifiuti della Calabria, che richiama alla mente il «Comma 22» del famoso film di Mike Nichols. Ricordate com’era formulato? «Chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo». An che in Italia, pur senza voler considerare la di­rettiva europea che avrebbe fissato per tutti i Paesi il limite di un mese, esisterebbero un termine più o meno certo per i pagamenti del la clientela pubblica: 90 giorni. Ma il condizionale è d’obbligo. I trasferimenti dello Stato arrivano sempre in ritardo. Poi le Regioni ci mettono del loro. Qualcuna si impegna soldi che non ha. E poi c’è sempre quel meccanismo bizantino del bilancio pubblico fatto sia sulla base della «cassa» che della «competenza » (la differenza fra i soldi che materialmente si devono tirare fuori e quelli che invece si devono solo impegnare sulla carta)a complicare le cose. Risultato: i mesi passano senza che nessuno faccia nulla. Nemmeno le imprese, che ormai (quelle che possono perché non devono pagare trop­pi stipendi) si sono abituate all’andazzo. Dopo 90 giorni, dice la legge, le aziende dovreb bero far scattare automaticamente gli interessi. Salatissimi. Ma non scattano quasi mai, perché le ditte hanno paura di essere penalizzate nei contratti futuri. Si è arrivati al paradosso che la Campania ha recentemente approvato una legge regionale (impugnata dal governo) con cui si stabilisce che ospedali e Asl non possono subire pignoramenti. Ogni tanto qualcuno solleva in Parlamento, con emendamenti e disegni di legge, il problema di uno Stato velocissimo a pretendere ma lentissimo a riconoscere i propri debiti. Uno per tutti: Nicola Rossi. Ma le sue pro poste, manco a dirlo, non sono state nemmeno esaminate. Le hanno lasciate semplice mente ammuffire nel cassetto. Più comodo andare avanti così, nascondendo sotto il tap peto qualche miliardi di euro di debito pubblico. Pazienza se le imprese aspettano anche anni per incassare il dovuto. Sentite Fracassi, che è anche presidente della D-group, una impresa che opera nel settore dei sistemi per le analisi di laboratorio clinico: «Il Policlinico Umberto primo di Roma è fallito qualche anno fa. Hanno fatto un’azienda nuova e i fornitori della vecchia sono ancora in attesa. Io sto aspettando da dieci anni. Ma questo è ancora niente: sei mesi fa ho incassato crediti per 300 milioni delle vecchie lire dalla Regione Puglia che risalivano a prima del 1994. E ho dovuto rinunciare agli interessi». Per non parlare di quello che succede nel settore dei rifiuti. Nel Lazio gli enti locali hanno debiti per circa 200 milioni di euro: a dicembre del 2008 l’Ama, l’azienda municipalizzata di Roma, doveva a Manlio Cerroni, il titolare della discarica di Malagrotta, 135 milioni. A 900 milioni ammontano invece i debiti «pubblici» nei confronti delle aziende che smaltiscono i rifiuti in Sicilia. Regione dove c’è una situazione assurda: il 90% dei Comuni ha trasferito la competenza sui rifiuti alle autorità di bacino, insieme alla riscossione delle imposte. Ma ci si è dimenticati, piccolo par­ticolare, che la Tarsu non copre che il 60% (quando va bene) del costo dello smaltimento. Perciò i soldi per pagare le imprese materialmente non ci sono. Si arrangino. Insomma, è un pandemonio. Aggravato da norme come quella rinverdita dal governo di Romano Prodi, che vieta alle amministrazioni pubbliche di pagare le imprese che abbiano una sia pur piccola pendenza con lo Stato. Per esempio, un contenzioso fiscale. Tutto questo, naturalmente, ha un costo che è stato calcolato in circa un miliardo di euro l’anno di maggiori oneri finanziari: 150 milioni per le sole imprese della Lombardia. Come uscirne da una faccenda tanto grave e complicata che l’Authority per i lavori e le forniture pubbliche presieduta da Luigi Giampaolino ha deciso di avviare un’indagine conoscitiva? Nel decreto anticrisi diventato legge alla fine di gennaio il governo ha inserito un paio di norme per agevolare la riscossione di quei crediti. E ora il Tesoro ha quasi completato la stesura dei regolamenti attuativi. La prima norma è la possibilità di far intervenire la Sace, compagnia assicurativa del Tesoro, per dare garanzia alle banche che conceda no anticipazioni alle imprese creditrici o per riassicurare polizze stipulate dai creditori garantendosi dal rischio che il «pubblico» non paghi. Iniziativa singolare, considerando che così, anche se indirettamente, lo Stato garan tisce il privato contro il rischio che lo Stato si riveli inadempiente. La seconda norma stabilisce invece che le Regioni e gli enti locali rilascino al creditore una «certificazione» per non avere difficoltà a scontare il credito in banca. Un modulo, come quello che già c’è per lo Stato, nel quale semplicemente si ammette l’esistenza del de­bito. Un’ovvietà. Se non fosse che quella «cer tificazione » trasformerebbe automaticamen te il debito commerciale in debito pubblico. Motivo per il quale il Ragioniere generale del lo Stato è molto preoccupato. Molto. Perché almeno due punti in più, di colpo, su un debi to pubblico come il nostro non sono mai uno scherzo. Figuriamoci adesso.

Beni per un mln di euro sequestrati al boss Forastefano nella sibaritide

www.nuovacosenza.com 22 apr 09 Terreni, abitazioni, un appartamento adibito a centro benessere, polizze assicurative ed autovetture. Sono questi i beni, del valore di circa un milione di euro, sequestrati dalla polizia di Stato e riconducibili a Leonardo Forastefano, considerato capo dell'omonima cosca di Cassano allo Ionio con estensione della sua influenza su tutto l'alto Ionio fino alla Basilicata. Forastefano, attualmente ai domiciliari, è accusato di estorsione pluriaggravata, danneggiamento, incendio, usura aggravata, rapina aggravata, introduzione nel territorio nazionale, detenzione e porto in luogo pubblico di armi, anche da guerra, detenzione illecita, anche mediante associazione, di stupefacenti. Il Tribunale di Cosenza, accogliendo la proposta del Questore Raffaele Salerno, ha stabilito che le indagini e gli accertamenti fatti hanno permesso di individuare una serie di beni riconducibili a Leonardo Forastefano e ai familiari, consentendo la ricostruzione di un patrimonio che non trova giustificazione nella capacità reddituale delle persone intestatarie.

Ndrangheta, arrestato per concorso esterno, scarcerato legale

22-APR-09 18:03 (ANSA) - CATANZARO, 22 APR - Il Tribunale del riesame di Reggio Calabria ha disposto la scarcerazione dell'avv. Giuseppe Mancini per mancanza di gravi indizi di colpevolezza nell'ambito dell'operazione denominata "Cent'anni di storia". La decisione é stata presa a conclusione della camera di consiglio che ha disposto l'accoglimento del ricorso e la scarcerazione.La vicenda che aveva portato, a fine luglio del 2008, all'arresto di numerose persone ritenute appartenenti alle famiglie Piromalli/Alvaro, aveva portato all'arresto dell'avvocato Mancini del Foro di Roma ritenuto responsabile del reato di concorso esterno in associazione mafiosa.La misura della custodia in carcere, inizialmente confermata, nel settembre del 2008, dal Tribunale del riesame di Reggio Calabria, era stata, nel febbraio del 2009, a seguito di ricorso della difesa, annullata dalla Corte di Cassazione, con rinvio al Tribunale reggino per un nuovo esame."Dopo circa nove mesi di carcerazione - ha detto Giuseppe Fonte, difensore di Mancini - termina la vicenda cautelare dell'avvocato Mancini che, sin dall'origine, nell'immediatezza dell'arresto, noi difensori avevamo sostenuto essere illegittima per assenza di ogni condizione di applicabilità. Conclusasi finalmente la vicenda cautelare che ha visto il nostro assistito ingiustamente sottoposto alla misura carceraria sarà, da oggi in poi, nostro compito dimostrare l'innocenza di Mancini all'esito del processo".

martedì 21 aprile 2009

Operazione Ghibli. Le cosche del crotonese gestivano imprese nell'Emilia. Ros in azione tra Calabria ed Emilia Romagna. 16 arresti, 30 mln di sequestri. Tra i reati estorsioni ai villaggi turustici ed omicidi

www.nuovacosenza.com 21 apr 09 Le cosche del crotonese coinvolte nell'operazione Ghibli, eseguita nella notte dai carabinieri del Ros, gestivano attività imprenditoriali in una vasta zona dell'Emilia Romagna, con una forte penetrazione nel tessuto economico della regione. Si tratta di un filone investigativo che, secondo quanto riferito dagli inquirenti, è stato stralciato dal troncone principale dell'inchiesta condotta dalla Dda di Catanzaro e sarà oggetto di ulteriori approfondimenti. L'operazione trae origine da una richiesta di emissione di misure cautelari fatta dalla Dda al gip il 5 aprile del 2007 e integrata con un'ulteriore richiesta risalente allo scorso mese di febbraio. Le ordinanze di custodia cautelare eseguite, al momento, sono 16 rispetto alle 20 emesse dal gip distrettuale. Le indagini hanno portato, tra l'altro, alla scoperta dei responsabili dell'omicidio di Pasquale Nicoscia, di 44 anni, sorvegliato speciale, ucciso ad Isola Capo Rizzuto (Crotone) l'11 dicembre del 2004

Tra i reati la guerra tra cosche. L'operazione dei carabinieri, articolata tra Calabria ed Emilia Romagna, è stata edeguita per l'esecuzione di una ventina di ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse su richiesta della Dda di Catanzaro, per associazione mafiosa, omicidio, tentato omicidio, porto abusivo di armi, estorsioni e riciclaggio. Al centro delle indagini, condotte dal Ros dei carabinieri, la cruenta guerra di mafia che negli ultimi anni ha visto contrapposte le cosche della provincia di Crotone e culminata nell'agguato a Carmine Arena, considerato un boss dagli investigatori, portato a termine con un bazooka nell'ottobre 2004.

Beni sequestrati per 30 mln di euro. Beni per un valore di oltre 30 milioni di euro, tra cui alberghi di lusso e complessi industriali nel crotonese, sono in corso di sequestro da parte del Ros dei carabinieri nell'ambito dell'operazione contro le cosche del crotonese. Le indagini, coordinate dalla Dda di Catanzaro, secondo quanto si è appreso, avrebbero permesso anche di documentare la diffusa attività estorsiva della 'ndrangheta crotonese nei confronti di commercianti ed imprenditori locali, nonche' la riscossione di forti tangenti da rinomati villaggi turistici del litorale ionico

Tra i beni sequestrati, hotel finanzato con la 488. Tra i beni sequestrati nell'operazione Ghibli contro la cosca Arena c'é anche l'Hotel Corsaro di Isola Capo Rizzuto che di recente è stato ristrutturato grazie ai fondi della legge 488. E' uno degli elementi emersi dall'incontro con i giornalisti in cui i magistrati della Dda e carabinieri del Ros hanno illustrato a Catanzaro i particolari dell'operazione. Per la ristrutturazione dell'hotel è stato concesso, in particolare, un finanziamento di 750 mila euro. E' stata sequestrata anche una discoteca annessa all'hotel, oltre ad una serie di rapporti bancari ed investimenti assicurativi. Le indagini sono partite dall'omicidio il 2 ottobre del 2004 del boss Carmine Arena, cui fece seguito, come risposta, l'assassinio di Pasquale Nicoscia, appartenente ad un gruppo criminale rivale di quello degli Arena. Un'altra risposta per l'omicidio di Arena fu il tentato omicidio a Catanzaro di Domenico Bevilacqua, detto "toro seduto", capo di un gruppo criminale legato alla comunità dei nomadi. L'agguato contro Bevilacqua fu fatto dalla cosca Arena, alleata con quella dei Gentile, per reprimere sul nascere le ambizioni del leader della criminalità nomade di Catanzaro di costituire un gruppo criminale autonomo. Il procuratore nazionale antimafia aggiunto, Emilio Ledonne, ha sottolineato l'importanza dell'operazione "per i profili soprattutto di criminalità economica. Reprimendo l'economia illegale, grazie ad operazioni come quella di oggi - ha aggiunto Ledonne - si consente a quella legale, soffocata dagli interessi della criminalità, di svilupparsi". Le indagini, dopo la prima richiesta di misure cautelari risalente al 2007, hanno avuto un ulteriore sviluppo grazie al contributo di alcuni collaboratori di giustizia che hanno portato alla presentazione di una seconda richiesta da parte della Dda. Le indagini si basano anche su una lunga serie di intercettazioni telefoniche dalle quali è emerso il tentativo della cosca Arena di eludere i controlli fatti dagli investigatori. E' stato accertato così che gli affiliati utilizzavano decine di utenze telefoniche cellulari intestate a persone incensurate sulle cui responsabilità sono in corso indagini. Secondo il procuratore della Repubblica di Catanzaro, Vincenzo Lombardo, "il dato significativo dell'indagine è di avere fatto luce sulla capacità della cosca Arena di tessere alleanze con altri gruppi criminali e di farle saltare nel momento in cui l'utilità dei collegamenti veniva considerata superata". Un concetto ripreso anche dal vicecomandante del Ros, col. Mario Parente, secondo il quale "la forza della cosca Arena sta soprattutto nella capacità di accumulare beni immobili e mobili estendendo la propria crescita economica ad altre regioni, ed in particolare in Emilia Romagna, tradizionale terreno di espansione delle cosche crotonesi".

NDRANGHETA, AFFARE E IMPRESE, IN EMILIA 16 ARRESTI

(ANSA) - CATANZARO, 21 APR 2009 - Portano dritte in Emilia Romagna, dove potrebbero avere anche a breve nuovi sviluppi, le indagini dai carabinieri del Ros che la scorsa notte hanno portato all'arresto di 16 persone presunte affiliate alla cosca Arena di Isola Capo Rizzuto.L'operazione, denominata Ghibli, assume significato, come è stato sottolineato dal procuratore nazionale aggiunto antimafia, Emilio Ledonne, perché ha consentito di colpire il patrimonio della cosca Arena, con il sequestro di beni per un valore di oltre trenta milioni di euro. "Un risultato - ha detto Ledonne - che serve a reprimere direttamente quell'economia illegale che tanto danneggia gli imprenditori che vogliono svolgere il loro lavoro onestamente".Ad Isola Capo Rizzuto sono stati sequestrati, in particolare, due alberghi ristoranti; tre imprese individuali; le quote societarie di alcune lavanderie industriali, un complesso immobiliare e 42 tra automobili, moto e mezzi industriali ed agricoli, oltre ad un centinaio tra polizze assicurative e conti correnti bancari in Calabria ed in Emilia, in particolare a Maranello e Sassuolo, in provincia di Modena.Le indagini, dirette dalla Dda di Catanzaro, sono partite dall'omicidio del boss Carmine Arena, ucciso nell'ottobre del 2004 mentre viaggiava a bordo della sua auto blindata insieme al nipote Giuseppe, che restò ferito. Per uccidere Arena gli assassini utilizzarono un bazooka. L'uccisione di Carmine Arena provocò la reazione immediata della cosca Arena. Poco meno di due mesi dopo, l'11 dicembre, venne assassinato Pasquale Nicoscia, di 44 anni, affiliato alla cosca rivale di quella degli Arena. Per l'assassinio di Nicoscia è accusato adesso Fabrizio Arena, figlio di Carmine, che è una delle tre persone che sono sfuggite all'arresto. Nella casa di Fabrizio Arena, un bunker inaccessibile e super protetto in cui viveva anche il padre, sono state sequestrate cinque automobili blindate.Le strategie criminali della cosca Arena non si sarebbero limitate al solo territorio di Isola Capo Rizzuto. Nella stessa logica, infatti, si inseribbe il tentato omicidio a Catanzaro, il 4 aprile del 2005, di Domenico Bevilacqua, capo della criminalità nomade di Catanzaro, punito perché avrebbe tentato di costituire un gruppo autonomo.Dalle indagini è emersa anche l'attività estorsiva svolta dalla cosca Arena in tutta la provincia di Crotone. Un'attività che avrebbe preso di mira le decine di villaggi turistici che sorgono lungo la costa. Alcune strutture, come l'Hotel Corsaro, sarebbe stato gestito direttamente dal gruppo criminale attraverso uno degli arrestati, Domenico Tolone. Gli Arena sarebbero anche riusciti ad ottenere, con i fondi della 488, un finanziamento di 750 mila euro per ristrutturare l'albergo ed il ristorante annesso. DED21-APR-09 18:02

lunedì 20 aprile 2009

Operazione Artemisia: 34 arresti. Ruoli di primo piano per le donne della ndrangheta

www.nuovacosenza.com 20 apr 09 Le donne, all'interno delle cosche della ndrangheta, rivestono un ruolo sempre maggiore. Ormai non svolgono piu' solo un compito di coesione della famiglia, che spesso è l'equivalente della cosca, e di sostegno morale, ma sempre più spesso entrano direttamente nella gestione e nelle decisioni sugli affari del clan. Un'ulteriore conferma di una tendenza emersa già in precedenti inchieste, è giunta dall'operazione Artemisia condotta all'alba dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria che hanno arrestato 34 persone, sei delle quali donne, accusate a vario titolo, di associazione mafiosa, omicidio, tentata estorsione e per alcuni tentati omicidi. Gli arrestati sono accusati di fare parte di alcune cosche di Seminara, comune di tremila abitanti dell'entroterra tirrenico reggino, considerate tra le più potenti di tutta la provincia ed in contrasto tra loro per il predominio sul territorio, quali i Gioffré, detti "'ndoli'', e i Caia-Laganà-Gioffré, conosciuti come "'ingrisi''. Ma l'inchiesta ha evidenziato soprattutto il ruolo delle donne, impegnate, in primo luogo, a tenere unite le famiglie quando queste sono state attaccate dalle cosche rivali e decise e determinate nel richiamare in Calabria gli affiliati che vivono in altre regioni allo scopo di reagire agli attacchi subiti dagli avversari. Una di loro è accusata anche di avere istigato un agguato prendendovi anche parte attiva, prima seguendo la vittima e segnalando i suoi spostamenti e poi facendo da palo al momento dell'esecuzione. L'agguato, portato a termine il giorno di San Valentino dello scorso anno, è fallito perché la vittima, pur raggiunto da alcuni colpi alla testa, è sopravvissuto. L'operazione, coordinata dalla Dda di Reggio Calabria e condotta dai carabinieri della Compagnia di Palmi, si è sviluppata, oltre che in provincia di Reggio Calabria, ad Asti, Brescia, Varese e Vercelli. Sette degli arrestati si trovavano già in carcere dal novembre 2007 per essere stati arrestati insieme all'allora sindaco di Seminara, Antonio Pasquale Marafioti, al vicesindaco, Mariano Battaglia, ed al capo cosca, Rocco Antonio Gioffré, cn l'accusa di avere condizionato le elezioni comunali svoltesi nel maggio di quell'anno nel centro del reggino. Il Comune di Seminara, dopo gli arresti, fu sciolto ed è tuttora commissariato.

Faide per affermare potere. ''Le faide tra gruppi mafiosi hanno una radice nell'affermazione del potere mafioso all'interno della propria zona, che necessariamente deve essere controllata da un gruppo per poi avere una proiezione esterna". A dirlo è stato il procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria Michele Prestipino, commentando l'operazione Artemisia condotta stamani dai carabinieri. "Se non ha il controllo sociale del proprio territorio - ha aggiunto - il gruppo non ha interlocuzione con le altre cosche, soprattutto non ha potere di rappresentanza sugli affari che avvengono al di fuori del proprio territorio. Questi affari possono essere conquistati e gestiti in modo proporzionale al potere che si ha nella propria zona di influenza"

I familiari di Gaglioti: mai stato boss. I familiari di Domenico Gaglioti, l'uomo ucciso nel 2006 a Seminara, hanno fatto sapere in serata che il loro congiunto non è mai stato un boss. La precisazione si riferisce a notizie diffuse oggi in relazione all'operazione Artemisia nel corso della quale i carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria hanno arrestato 34 persone. Le indagini che hanno portato all'operazione, secondo quanto hanno riferito i carabinieri, erano partite dopo l'omicidio di Gaglioti.

ndrangheta, cresce ruolo donne in cosche, cc

(ANSA) - REGGIO CALABRIA, 20 APR 2009- Prima ha istigato a compiere un agguato, poi vi ha partecipato con un ruolo attivo, seguendo le mosse della vittima e facendo da palo nella fase dell'esecuzione. E' questo il ruolo ricoperto da una delle sei donne arrestate stamani dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria nell'ambito dell'operazione Artemisia.La donna, Concetta Romeo, di 55 anni, detta 'Ngrisa, secondo quanto emerso dalle indagini condotte dai carabinieri della Compagnia di Palmi, avrebbe assistito alle fasi esecutive dando un supporto materiale, oltre che morale all'agguato compiuto il 14 febbraio 2008 ai danni di Luigi Tripodi che però scampò alla morte perché i proiettili che lo raggiunsero alla testa non penetrarono. Per l'agguato fu arrestato Giuseppe Gioffré.Anche le altre donne arrestate, secondo gli investigatori, hanno svolto un ruolo di primo piano nell'ambito delle cosche di appartenenza. A vario titolo si sono anche occupate di tenere unite le famiglie quando queste sono state attaccate dalle cosche rivali. In particolare, secondo l'accusa, avrebbero anche richiamato a Seminara gli affiliati che si trovavano al nord per reagire agli attacchi degli avversari.Nel corso dell'operazione, oltre a Concetta Romeo, sono state arrestate Donatella Garzo, di 38 anni; Domenica Caia (32), detta Mimma; Giuseppina Miceli Sopo (28) detta Pina 'a rizza; Concetta Lagana' (44); Maria Teresa Schipilliti (64), detta Teresa 'a bracca.

ARRESTATE 34 PERSONE, COLPITI AFFILIATI FAMIGLIE DEL REGGINO

(Alessandro Sgherri 20/04/2009 )(ANSA) - REGGIO CALABRIA, 20 APR - Le donne, all'interno delle cosche della ndrangheta, rivestono un ruolo sempre maggiore. Ormai non svolgono piu' solo un compito di coesione della famiglia, che spesso è l'equivalente della cosca, e di sostegno morale, ma sempre più spesso entrano direttamente nella gestione e nelle decisioni sugli affari del clan.Un'ulteriore conferma di una tendenza emersa già in precedenti inchieste, è giunta dall'operazione Artemisia condotta all'alba dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria che hanno arrestato 34 persone, sei delle quali donne, accusate a vario titolo, di associazione mafiosa, omicidio, tentata estorsione e per alcuni tentati omicidi.Gli arrestati sono accusati di fare parte di alcune cosche di Seminara, comune di tremila abitanti dell'entroterra tirrenico reggino, considerate tra le più potenti di tutta la provincia ed in contrasto tra loro per il predominio sul territorio, quali i Gioffré, detti "'ndoli'', e i Caia-Laganà-Gioffré, conosciuti come "'ingrisi''. Ma l'inchiesta ha evidenziato soprattutto il ruolo delle donne, impegnate, in primo luogo, a tenere unite le famiglie quando queste sono state attaccate dalle cosche rivali e decise e determinate nel richiamare in Calabria gli affiliati che vivono in altre regioni allo scopo di reagire agli attacchi subiti dagli avversari.Una di loro è accusata anche di avere istigato un agguato prendendovi anche parte attiva, prima seguendo la vittima e segnalando i suoi spostamenti e poi facendo da palo al momento dell'esecuzione. L'agguato, portato a termine il giorno di San Valentino dello scorso anno, è fallito perché la vittima, pur raggiunto da alcuni colpi alla testa, è sopravvissuto.L'operazione, coordinata dalla Dda di Reggio Calabria e condotta dai carabinieri della Compagnia di Palmi, si è sviluppata, oltre che in provincia di Reggio Calabria, ad Asti, Brescia, Varese e Vercelli. Sette degli arrestati si trovavano già in carcere dal novembre 2007 per essere stati arrestati insieme all'allora sindaco di Seminara, Antonio Pasquale Marafioti, al vicesindaco, Mariano Battaglia, ed al capo cosca, Rocco Antonio Gioffré, cn l'accusa di avere condizionato le elezioni comunali svoltesi nel maggio di quell'anno nel centro del reggino. Il Comune di Seminara, dopo gli arresti, fu sciolto ed è tuttora commissariato.

giovedì 16 aprile 2009