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sabato 6 ottobre 2007

"Atti abnormi e soffiate ai giornali" nuove accuse al pm di Catanzaro

In 5 pagine il ritratto di un magistrato "negligente e inadempiente"
La richiesta di azione disciplinare trasmessa a Cassazione e Csm
ALBERTO CUSTODERO
repubblica 6/10/07

ROMA - Clemente Mastella ha accusato Luigi De Magistris di essere responsabile delle «ripetute e incontrollate fughe di notizie» sulle sue indagini. In particolare, di essere la «fonte diretta» di Panorama che rivelò sul sito web l´iscrizione di Romano Prodi nel registro degli indagati. L´articolo dal titolo «Prodi indagato a Catanzaro» uscì, infatti, il 13 luglio, proprio lo stesso giorno in cui il pm di Catanzaro registrò il nome del premier nel registro delle persone sottoposte a indagine. Quel «disinvolto rapporto con la stampa, del tutto disattento ai profili di riservatezza», è uno dei tre capi d´accusa contenuti nella richiesta che il ministro della Giustizia Clemente Mastella ha inoltrato al procuratore generale della Cassazione affinché promuova l´azione disciplinare nei confronti del pm. La conclusione dell´inchiesta amministrativa del ministero della Giustizia è stata trasmessa anche al Csm che dovrà valutare la richiesta di Mastella di trasferire sia De Magistris, che il procuratore capo Mariano Lombardi, entrambi per «incompatibilità ambientale». La camera di consiglio era stata fissata per lunedì, ma è quasi certo che sarà rinviata anche per dare il tempo ai consiglieri di studiarsi le nuove carte di Mastella.
Ma fra gli altri addebiti contestati dal Guardasigilli al pubblico ministero titolare delle indagini battezzate «toghe lucane», why not e «loggia di San Marino», c´è anche quello di non aver rispettato i suoi doveri di «equilibrio». L´accusa gli viene mossa a proposito di una «grave anomalia» procedurale emersa ictu oculi. L´aver «depositato in un armadio blindato» del suo ufficio - anziché procedere alla regolare iscrizione nel registro indagati - l´atto con il quale sottoponeva ad indagine il senatore di Fi Giancarlo Pittelli e il generale della guardia di finanza Walter Lombardo Cretella. Riferendosi a quell´«atto abnorme e inidoneo a determinare effetti giuridici», Clemente Mastella ha calcato la mano addebitando a De Magistris una sfilza di inadempienze: «ha mancato gravemente ai proprio doveri di equilibrio di diligenza». E ha «violato gravemente per negligenza inescusabile l´articolo 355 del codice di procedura penale». Nelle cinque pagine di Mastella, è dipinto il ritratto di un magistrato che non si fidava dei suoi superiori, il procuratore capo Lombardi e l´aggiunto Salvatore Murone, né del suo collega della Procura nazionale antimafia, Alberto Cisterna. Temeva, De Magistris, che le persone che stava indagando fossero informate delle sue indagini proprio dai suoi colleghi. Del senatore Pittelli, avvocato penalista, sottolineava a tal proposito «la sua capacità di condotte illecite unitamente a magistrati», senza, peraltro, specificarne i nomi. È per evitare «spiate» agli indagati che il pm aveva nascosto alcuni atti nel suo armadio. E aveva interpretato come «un´oggettiva interferenza» la richiesta di Murone di «conoscere eventuali ipotesi di duplicazione delle sue indagini». Di Murone non si fidava perché «aveva acquisito elementi di collegamento con l´indagato Antonio Saladino desumibili dall´esame di alcuni tabulati telefonici».
Ma così facendo, con quel comportamento sempre diffidente, secondo Mastella De Magistris «valorizzava la categoria del sospetto non compiutamente circostanziato per giustificare l´inadempimento dei propri doveri d´informazione e per gettare ombre sui suoi colleghi». E «generava nei confronti dei superiori e di altri magistrati sospetti non suffragati da elementi probanti, con conseguente oggettivo discredito per l´Istituzione giudiziaria».

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