Il conduttore: le critiche sono lecite, purchè si sia vista la trasmissione
repubblica 6/10/2007
E´ la filiforme Beatrice Borromeo, studentessa universitaria al secondo anno di giurisprudenza, modella di nobili origini e vaste amicizie di famiglia, a pronunciare la frase più crudele, molto più cattiva della vignetta di Vauro che pure aveva provocato la prima vera crisi col ministro della Giustizia: «Non è facile trovare qualcuno che lo voglia difendere o sia in grado di farlo, tanto meno lui stesso. Infatti ha deciso di non venire perché non è in grado di difendersi nel merito di quello che ha fatto».
Lui. Cioè Clemente Mastella. Con lui oggi è la battaglia ingaggiata da "Annozero". Di nuovo Michele Santoro, al centro. Dietro di lui Sandro Ruotolo, l´ombra coi baffi: «Non parliamo oggi». Di fianco Marco Travaglio, a cui Mastella ha chiesto di rendere pubblico lo stipendio: «Ci sto. Ci sto anche a scambiarlo. E - se lui acconsente - potremmo allargare lo scambio alle case. La mia a lui, una delle sue a me». All´altro fianco di Santoro c´è la giovane Borromeo, a cui in tv il conduttore concede la parola e spesso la toglie. Come con tutti.
E´ una squadra di venti persone, pochi della vecchia guardia, molti della nuova ancora da allenare a stare dentro i tempi della sua televisione, che resta tecnicamente la meglio attrezzata ad affrontare il racconto della "malaitalia". E infatti due sere fa il programma non ha registrato un attimo di sosta, sviluppando nella scenografia il carattere decisivo della sua diversità: sottofondo musicale adeguato, pubblico coi cartelloni, testimonial emozionali (il prete, la figlia del magistrato ucciso), i giovani puliti, la "società civile".
Come ai tempi di Samarcanda, Santoro al centro della querelle. Ma diversamente da allora, le parti questa volta si invertono. E´ il centrosinistra ad attaccarlo. Il presidente del Consiglio Prodi, di cui Santoro è stato addirittura deputato al Parlamento europeo (Uniti nell´Ulivo), lo censura. Rinchiuso nella stanzetta dietro al Vaticano, il giornalista ordina il silenzio: «Non offriamo il destro a chi ci attacca». Affida alle agenzie di stampa la sua linea di tranquilla difesa: «Mi auguro che prima di criticare una trasmissione, la si veda. Comunque ci sta anche questo, ci stanno le critiche. Io ho fatto la mia trasmissione: gli altri sono liberi di commentarla come vogliono, rispetto le loro reazioni. Se c´è stato un processo? Ma questo è il vocabolario della politica, che usa termini come processo, piazza, linciaggio. La verità è che i politici possono parlare in qualunque momento, ristabilire la verità eventualmente violata, perchè sono osannati dai media. Lamentarsi e fare le vittime mi sembra eccessivo. Accetto gli insulti, le critiche, tutto: l´unica cosa che non accetto è il vittimismo, che onestamente mi sembra eccessivo». E´ anche soddisfatto degli ascolti di ieri, «che sono buoni anche se strani: è curioso che abbiamo ottenuto esattamente lo stesso risultato della settimana scorsa, anche se in redazione sono arrivate duecento volte le e-mail di giovedì scorso e le telefonate di consenso si sono centuplicate. Comunque ho sempre accettato il verdetto dell´Auditel. E´ una convenzione, diciamo che va bene».
(a. cap.)

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